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Quali sono i disturbi alimentari più frequenti nei giovani di oggi?

Pubblicato il Lug 26, 2017 da in Nutrizione |

Disturbi alimentari giovani donne a Bologna

I giovani ed i disturbi alimentari

 

Uno dei fenomeni più comuni, in epoca moderna, tra i giovani adolescenti è certamente legato ai disturbi alimentari.

I disturbi possono essere più o meno seri, passeggeri o patologici.

Gli studi dimostrano che ciascun individuo ricerca un’immagine ideale del proprio corpo. Questa ricerca diventa sempre più spasmodica per la pressione di fattori sociali, soprattutto nei paesi maggiormente industrializzati dove, i canoni estetici sono molto rigidi.

L’anoressia e la bulimia sono due tra i disturbi alimentari più complicati da bloccare, che stando alle statistiche colpiscono prevalentemente la popolazione femminile in età preadolescenziale o adolescenziale.

L’età media di insorgenza, infatti, si aggira intorno ai 15-16 anni, ed il disturbo alimentare diventa cronico in un quinto dei casi.

Per quanto riguarda la distribuzione di questi disturbi tra le classi sociali è pressoché uniforme, malgrado una maggiore incidenza dell’anoressia all’interno delle classi sociali più elevate.

 

L’anoressia nervosa ed i disturbi alimentari

L’anoressia nervosa, come anticipato, è uno dei disturbi alimentari più comuni in fase adolescenziale.

Questo disturbo presenta una serie di step ben precisi:

  1. L’individuo diminuisce, in maniera celata, l’apporto di cibo e, nel giro di poco tempo, lamenta dolori gastrici e perdita dell’appetito.
  2. La persona afferma la propria individualità e potere sul proprio corpo rispondendo negativamente alla richiesta, da parte di qualsiasi figura autoritaria, di cibarsi.
  3. Si comincia a sviluppare una tendenza alla solitudine e alla depressione.
  4. La persona inizia ad avere una condotta bulimica, ovvero ad auto indursi il vomito, assumere pillole dimagranti e lassativi.

Il pensiero del cibo, in questo ma in tutti i tipi di disturbi alimentari, diventa ossessivo.

L’anoressia nervosa può svilupparsi nel corso di mesi o anni, e, talvolta, portare l’individuo persino alla morte.

Si tratta di un disturbo più comune nella popolazione femminile che in quella maschile. Nelle donne ha, come conseguenze più comuni, l’amenorrea, ovvero l’assenza di ciclo spontaneo.

 

I disturbi alimentari legati alla bulimia nervosa

La bulimia nervosa è figlia degli anni 80′. In questa tipologia di disturbo alimentare si alternano periodi di diete restrittive a periodi di grandi abbuffate, seguite da vomito auto indotto teso ad eliminare le conseguenze delle abbuffate sul corpo.

Anche questa tipologia di disturbo alimentare colpisce maggiormente la popolazione adolescente femminile ed è caratterizzato da alcuni comportamenti:

  1. La persona tende a “rubare” il cibo dalle scorte di casa.
  2. L’individuo ha dei “nascondigli segreti” dove conserva il cibo.
  3. Tendenza a consumare cibo di nascosto, in solitudine, e con estrema voracità.

Dopo essersi abbuffato compulsivamente l’individuo si ritrova ad affrontare il proprio senso di colpa, che, spesse volte si trasforma in vera e propria depressione, seguita da atteggiamenti autodistruttivi.

La bulimia nervosa, inoltre, comporta un livello di autostima estremamente basso che influenza i rapporti sociali in maniera estremamente negativa.

Le conseguenze fisiche della bulimia sono diverse: carenze nutrizionali, problemi dentali e mancanza di potassio, quest’ultima in particolare può portare ad un attacco cardiaco.

Le cause che sottostanno ad i disturbi alimentari variano da individuo a individuo.

Come detto i canoni estetici, in questa società, influiscono notevolmente sulla percezione che l’individuo ha di se: un senso di inefficacia, rapporti difficili con i genitori, la ricerca assoluta e costante della perfezione, sono solo alcune delle cause che possono scatenare i disturbi alimentari.

Si tratta, dunque, di una duplice tipologia di dinamiche, comuni all’anoressia e alla bulimia, ovvero: interiori ed esteriori.

Il percorso terapeutico deve mirare a scovare le ragioni che scatenano questi disturbi, e richiede, quindi, il lavoro di uno specialista, quale, ad esempio, lo psicologo clinico.